Vernio

Detenzione femminile: «Tutelare i figli minori e promuovere il lavoro»

Dal blog di fabriziaprota

È quanto è emerso dal confronto che si è tenuto in palazzo comunale a Vernio per la festa del patrono San Leonardo, protettore dei carcerati. Le donne sono il 4% della popolazione detenuta. L’avvocato Augustin: «Importante riconoscere la differenza di genere»

Le relatrici del dibattito con il sindaco Morganti e l'assessore Lucarini

VERNIO. Il mondo della detenzione femminile, tra maternità e lavoro in carcere.  Se ne è discusso sabato 10 novembre nella sala consiliare di palazzo comunale a Vernio nel confronto organizzato in occasione della festa del patrono San Leonardo, protettore dei carcerati. L’iniziativa è stata promossa dal Comune di Vernio e dalla parrocchia di San Quirico con Confartigianato Donne Impresa e il Movimento per la vita di Prato.

Tra le tematiche emerse, una riflessione sul fatto che il carcere sia per lo più pensato su un modello maschile o meno e su quanto questo possa rendere l’esperienza carceraria ancora più dura per le donne detenute.

Dopo il saluto del sindaco Giovanni Morganti, che ha ricordato l’impegno del Comune di Vernio  nell’approfondire ogni anno le problematiche carcerarie, sono intervenute – moderate da Maria Cristina Caputi de La Voce –  l’avvocato penalista Elena Augustin, Cristina Pacini di Donne impresa – Confartigianato, presidente del Movimento per la vita di Prato Benedetta Nuti, la funzionaria giuridico pedagogica del sistema carcerario Maria Bruschetta, garante dei diritti delle persone private della libertà personale di Prato Ione Toccafondi e ispettore superiore della polizia penitenziaria di Prato Francesco Lisci.  L’iniziativa è stata organizzata dall’assessore comunale alla Cultura Maria Lucarini.

In Italia le carceri femminili sono quattro (Trani, Pozzuoli, Roma-Rebibbia, Venezia-Giudecca) e 50 le sezioni femminili di carceri maschili, mentre le donne rappresentano circa il 4% della popolazione sottoposta a detenzione. L’avvocato Augustin ha evidenziato che solo le detenute madri hanno tutele diverse dagli uomini e ha auspicato che venga concretamente riconosciuta la differenza di genere.

Si è parlato anche di detenute madri e di presenza dei minori (di età inferiore ai tre anni) in carcere. Ione Toccafondi ha insistito sulla necessità di rafforzare l’istituto degli Icam, cioè quelle strutture che, sul modello della casa-famiglia, sono in grado di accogliere madri e figli in un contesto adeguato a proteggere e far crescere i piccoli. Molti interventi hanno messo in evidenza la funzione fondamentale del lavoro nel processo di rieducazione. Non mancano le esperienze pilota in questo ambito come quelle promosse dalla Caritas (“Non solo carcere”) e il progetto Quid di Confartigianato che inserisce le donne in un’attività di produzione di abbigliamento.