Montemurlo

La Messa del Trapiantato all’Ospedale Santo Stefano

Contributo di Emanuele Vattiata

Oltre 300 persone hanno riempito l'androne e l'ingresso dell'ospedale, nella rinnovata speranza della donazione degli organi.

Le oltre 300 persone che hanno partecipato alla Messa del Trapiantato.

Prato. Nella giornata mondiale dei diritti umani, è caduta per coincidenza, la “Messa del Trapiantato” una ricorrenza che richiama i parenti e gli amici di coloro che hanno donato o ricevuto un organo. La funzione è stata celebrata dal parroco di Capezzana e della cappellina dell’ospedale Don Carlo Bergamaschi, seguito dalla “Corale Quarta Eccedente di Vaiano” del maestro Fabio Cavaciocchi.

Questo è il 25° anno che l’Ospedale Santo Stefano di Prato organizza questa speciale assemblea e grazie al direttore sanitario dottor Roberto Biagini è stato messo a disposizione l’intero androne fino ad oltre le scale mobili, il tutto completamente riempito da circa 300 presenti. Il richiamo a questa sentita commemorazione annuale, vicina alle festività natalizie, esalta l’importanza bilaterale del dono, sia da chi lo porge sia da chi lo riceve. La Dottoressa Sara Bagatti lavora da 31 anni all’ospedale di Prato e ricorda quanto fosse inusuale molti anni fa compiere un tale gesto e i “pionieri” che hanno scoperto questa nuova frontiera dell’umanità hanno messo in funzione una nuova concezione di carità. Quando accade che una persona cara deve subire il supplizio della malattia, comincia quell’iter ospedaliero dove le corsie sembrano gironi danteschi dell’inferno, dai quali pare non poterci essere l’uscita. Pare chiaro un richiamo all’apertura del vaso di Pandora, quando tutti i mali escono fuori all’impazzata e rimane sul fondo l’unico rimedio che spinge ognuno ad andare avanti, la speranza. E’ grazie a tale attesa fiduciosa riposta nell’importantissimo lavoro di tanti medici, che molti possono dire di vivere due volte Natale in un anno: uno tradizionale e uno personale. Col gesto della donazione, per coloro che hanno una visione cristiana, pare si rinnovi ogni volta il sacrificio di Gesù, ogni persona che come Lui è destinata a porre fine alla propria esistenza a favore di una “nuova vita” da donare agli altri.

Intanto, appena terminata la funzione, l’uscita è raffreddata da una timida neve, ma la sensazione non è solo una gelida constatazione sensoriale. In effetti per alcuni potrebbe sembrare un prolungamento della benedizione del sacerdote o magari semplicemente un ringraziamento dall’alto e perché no, probabilmente c’è anche chi ha realizzato di cullare il sentimento di comunione con i cari che non sono più con noi, ma in qualche modo hanno voluto essere presenti con un’inaspettata, candida carezza.

Emanuele Vattiata 10/XII/2012

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