Carmignano

Viaggio sul confine ‘difficile’, di qua e di là a ciascuno il proprio dramma

Dal blog di walterfortini

Cinquanta studenti da venticinque scuole di tutte e dieci le province toscana hanno viaggiato per cinque giorni tra Italia, Slovenia e Croazia. Un'iniziativa della Regione Toscana, per aiutare a capire cosa furono le foibe, senza fermarsi davanti a facili risposte

Il sacrario di Redipuglia

Chi aveva ragione? “Ognuno pensava di averla – risponde uno studente – Troppi interessi da parte delle nazioni. Non fu un bel periodo per nessuno”. E così alla fine ciascuno ha vissuto il proprio dramma. Poche parole, ma che forse spiegano in maniera semplice cosa successe tra l’Istria e la Venezia Giulia prima e dopo la Seconda guerra mondiale: l’internamento di sloveni e croati, le foibe,i campi di sterminio tedeschi, l’esodo.

Cinquanta studenti da venticinque scuole di tutte e dieci le province toscane hanno viaggiato per cinque giorni lungo il confine orientale italiano per riannodare le fila della storia e della memoria: sono stati al sacrario di Redipuglia dove sono sepolti i caduti della Prima guerra mondiale, a Trieste e a Gonars, a Basovizza e a Fiume; hanno ascoltato storici e archivi sti, hanno incontrato esuli e figli di esuli, hanno parlato con i loro coetanei di origine italiana che continuano a vivere in Croazia e Slovenia. Un modo di vivere il Giorno del Ricordo attraverso un mosaico di voci, un’iniziativa della Regione Toscana. E tra loro c’erano anche pratesi, pistoiesi e empolesi: dieci studenti e cinque professori, dal Dagomari e dal Buzzi di Prato, dal liceo scientifico “Pontormo” e l’istituto per geometri “Brunelleschi” di Empoli, dall’istituto Forti di Monsummano Terme.

Il confine ieri con lo Jugoslavia ed oggi con la Slovenia non a caso è definito ‘difficile’. Tante sono le storie che si incrociano, le stesse a volte con prospettive diverse. “Un confine – sottolinea la vice presidente della giunta regionale, Monica Barni – è una linea che sempre separa: noi abbiamo voluto attraversarla, ricomporre le storie di qua e di là e confrontarci, appoggiandoci alla ricerca storica e alla memoria”.

Così prendono vita i racconti degli italiani costretti all’esilio dall’Istria e dalla Dalmazia (ma ci fu anche chi rimase e chi dall’Italia nel nuovo stato comunista di Tito volle andare), etichettati ingiustamente come fascisti. Si rievocano le storie di sloveni e croati ‘italianizzati’ a forza, internati in campi di prigionia, con le terre che coltivavano messe all’asta. Si materializzano le storie dell’occupazione nazista dopo il 1943 e del campo di concentramento e sterminio della Risiera di San Sabba a Trieste, le storie di collaborazionisti italiani, sloveni e croati o dei tedeschi salutati all’inizio come liberatori a Pisino ma poi autori in tutta l’Istria di stragi in cui morirono in duemilacinquecento, italiani, sloveni e croati di nuovo. E poi le storie, naturalmente, delle foibe, un crimine senza dubbio: quasi cinquecento persone scomparse nel 1943 (e 217 corpi ritrovati), tra le quattro e le cinquemila svanite nel nulla tra maggio e giugno del 1945 subito dopo la Liberazione ( 482 cadaveri in 48 foibe diverse ritrovati sul Carso. altri 411 negli scantinati di Trieste).

“Delle foibe oramai si sa praticamente tutto: perché accadde, cosa c’era stato prima e cosa successe – spiega lo storico Franco Cecotti a Basovizza – Le foibe furono una delle violenze legate alla guerra, che non finisce mai in un momento preciso ma ha sempre qualche strascico”. Ma non fu “pulizia etnica”, precisa. Pulizia etnica è stata più di recente, chiarisce, quella di Srebenica nel 1995 con più di ottomila croati uccisi perché musulmani. Non fu neppure un genocidio, come invece la Shoah degli ebrei nei campi di concentramento nazisti. Le foibe, dice lo storico, che certo rimangono un crimine e un orrore, non furono né quello né quell’altro perché non si uccisero solo italiani (ma anche sloveni e croati), che a volte erano i collusi con il fascismo, altre volte gli anti-comunisti, oppure solo poveri diavoli e pedine scomode nel progetto di Tito di uno stato comunista jugoslavo con Trieste e l’Istria all’interno.

Non è d’accordo il parlamentare pratese Giovanni Donzelli di Fratelli d’Italia, che grida alla scandalo e parla di propaganda negazionista, ricordando come il presidente della Repubblica Mattarella abbia parlato invece il 10 febbraio di persecuzione che si risolse in vera e propria pulizia etnica nei confronti degli italiani.

Intanto i ragazzi toscani raccolgono il cuore del messaggio di Cecotti, quello della complessità della Storia con cui è importante misurarsi, e provano, progetto nel progetto,m raccontare anche in forma giornalistica, sul sito e i social di radiocora.it, il loro viaggio: con articoli, foto, video e interviste audio.

“Anche se esci vittorioso da una guerra non hai mai vinto – riflette Niccolò De Felice, studente del Dagomari di Prato -: per le distruzioni, per gli strascichi di dolore e violenza”. “Per il sangue inutilmente sparso – annuisce Giusseppe Matteucci, anche lui del Dagomari – Ricordare è fondamentale, per non essere complici delle tragedie future”. Il viaggio non è stato infatti solo un tuffo nel passato. “Celebriamo la memoria, ma non nascondiamoci il presente” sprona i ragazzi Daniela Schifani Corfini Lucchetta,vedova di un giornalista morto sotto le bombe di Mostar in Bosnia Erzegovina. “Diffidate di tutto e di tutti, anche delle vostre prime sensazioni” raccomanda da buon giornalista, custode di un racconto anzitutto onesto, Pierluigi Sabatti, presidente del Circolo della Stampa di Trieste. “ Confrontate le fonti – dice – e approfondite”.

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