Carmignano

Le emozioni e riflessioni dei ragazzi

Dal blog di walterfortini

Il racconto lungo il 'difficile' confine orientale dei ragazzi di Prato, Pistoia e Empoli: le voci di NIccolò Defelice, Virginia Bianchi, Rebecca Lipari, Daniella Lagneable, Guia Carboni , Stefano Anguillesi e Filippo Cataldi.

Da sinistra: Elena Rossotto (insegnante), Leonardo Verdiani e Daniella Langneble del liceo scientifico “Pontormo” di Empoli; Chiara Cecchi (insegnante), Virginia Bianchi e Rebecca Lipari dell’istituto Fortini di Monsummano Terme

Un viaggio emozionante e che ti rimane dentro. Sono le parole che più si ripetono tra i ragazzi e l3 ragazze a cui chiedi come è stata questa esperienza. E qualcuno, tra poco, pure ripartirà: è il caso degli studenti dell’Istituto Forti di Monsummano, dove a metà marzo tutte le quinte andranno a Caporetto, Sarajevo e Trieste, un viaggio ancora una volta lungo il ‘difficile’ confine orientale e lungo la storia, dalla prima guerra mondiale alla seconda con un tuffo pure nella più recente guerra di Yugoslavia degli anni Novanta. “E in quell’occasione – racconta l’insegnante Chiara Cecchi – le due ragazze che hanno partecipato all’iniziativa promossa dalla Regione racconteranno quello che hanno visto”. Vedere per raccontare. E’ questo il senso del viaggio, un esercizio di memoria militante ma anche acquisizione di spirito critico. “Abbiamo cercato di ricostruire la storia di questa complessa frontiera attraverso un mosaico di voci diverse” spiega la vice presidente della Toscana, Monica Barni. “Certe situazioni vanno vissute: studiarle sui libri o guardando solo una foto o un video non è la stessa cosa” annuisce Niccolò De Felice del Dagomari di Prato. “Ho capito – aggiunge – che l’indifferenza è il male più grande tutti”

I ragazzi hanno dato vita, nei cinque giorni di viaggio, anche ad una sorta di redazione di giornale: testi, foto, video, interviste audio. E sono rimasti entusiasti del progetto: li vedevi lavorare fino all’una di notte. Così, tra riflessioni e racconti, hanno riannodato insieme la storia di trenta o quaranta anni.

Virginia Bianchi, studentessa del Forti di Monsummano, scatta una foto al Sacrario di Redipuglia, voluto da Mussolini per raccogliere le spoglie dei caduti della prima guerra mondiale, e scrive sotto: “Ecco il “presente che intrappola tutti”. “Penso che la vita sul confine orientale non sia stata per niente facile, costretti in un territorio litigato tra i diversi governi dell’epoca – racconta Rebecca Lipari, anche lei del Forti – C’è chi, senza mai spostarsi, ha cambiato cinque volte nazione nell’arco di una vita. Ma oggi ci sono anche opportunità a vivere vicino ad un confine”.

“Trieste è oggi viva, non chiusa e non vendicativa verso le minoranze, ed è riuscita a superare ciò che di aberrante l’ha segnata” segnala Daniella Lagneable, originaria del Togo, studentessa del liceo scientifico Pontormo di Empoli. “E’ bello vedere integrazione e croati e italiani che vivono in pace ed armonia anche a Fiume” aggiunge. I ragazzi sono stati infatti anche lì, per incontrare la comunità degli italiani che vive oltre confine e gli studenti della scuola italiana, attiva da 132 anni e frequentata non solo da italiani. Ne parleranno tra qualche settimana con lo storico Matteo Mazzoni, quando le studentesse che c’erano racconteranno a tutti gli altri compagni di scuola il viaggio.

E tra i ricordi sicuramente non mancherà il Magazzino 18 di Trieste, diventato un po’ il simbolo dell’esodo degli italiani fuggiti dopo il 1945 dalla nuova Jugoslavia comunista di Tito, con quelle masserizie lì ammassate e mai più riprese, emblema di una vita sospesa e che dopo non è più stata come prima. “Il magazzino 18 racchiude anime, dolore e destino degli esuli” scrivono i ragazzi del viaggio toscano. E’ come un orologio che si è fermato, affogato prima nel tempo del caos e poi del silenzio. “Non auguro a nessuno di allontanarsi dalla propria terra e dalle proprie origini” dice Guia Carboni, studentessa del Buzzi di Prato. C’è dolore in quel magazzino. C’è anche rancore. Poco importa che siano stati 250 o 350 mila gli italiani che fuggirono svuotando intere città, che emigrarono a volte lontano, che finirono in alcuni casi nei manicomi. Gli esuli di ieri ricordano i profughi di oggi. Raccontare l’esodo non è facile. Ma il dolore della propria tragedia individuale e familiare e il rancore, ammonisce Livio Dorigo, esule istriano, vanno superati, con l’aiuto anche degli storici, per ricucire le ferite prodotte dalla storia. “Soprattutto – conclude Dorigo – dobbiamo guardare ad un’Europa dove vivere tutti come popoli fratelli”. Senza dimenticare, certo. Ma provando “con lo studio della storia ad abbassare quei muri ancora non del tutto abbattuti” auspica Filippo Cataldi, studente del Ferraris-Brunelleschi di Empoli. “Con un viaggio anche come questo – si sofferma il compagno di scuola, Stefano Anguillesi – attraverso frontiere non solo geografiche, ma soprattutto politiche, linguistiche e culturali”.

Chi c’era. Cinque scuole da Prato, Pistoia e Empoli

Da Prato hanno preso parte in sei al viaggio sul ‘difficile’ confine orientale organizzato dalla Regione Toscana: Arianna Scarpi e Guia Carboni con l’insegnante Matilde Guarducci dell’istituto tecnico Buzzi di Prato e Giuseppe Matteucci e Niccolò De Felice con la professoressa Anna Lisa Mistichelli dell’Iteps Dagomari. Empoli era rappresentata da Stefano Anguillesi e Filippo Cataldo dell’istituto tecnico per geometri “Brunelleschi”, accompagnati dall’insegnante Andrea Bruscino, e da Leonardo Verdiani e Daniella Langneble del liceo scientifico “Pontormo”. Per la provincia di Pistoia c’erano Virginia Bianchi e Rebecca Lipari dell’Itis Forti di Monsummano, indirizzo turismo, accompagnati dalla professoressa Chiara Cecchi. Tutti studenti e studentesse di quinta superiore.


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