Carmignano

Centonove anni per nonna Dina

Dal blog di walterfortini

Una famiglia di ultracentenari: il fratello si è fermato a centrotré, la cugina a centodue

Nonna Dina Petracchi, tre anni fa durante il suo centoseiesimo compleanno

PRATO. In Toscana, si sa, si vive più a lungo che nel resto d’Italia e d’Europa. Lo dicono le statistiche. E’ terra anche di supernonni, raccontano la cronache. Ma in questo caso verrebbe da dire che è proprio una questione di geni ereditari. Nonna Dina ha festeggiato infatti ieri, 1 novembre, 109 anni e non è stata l’unica ultracentenaria in famiglia: il fratello Giuseppe, scomparso due anni fa, di candeline ne aveva spente centotré. E i suoi cento e passa anni proprio non li sentiva, tanto da sembrare ancora un ragazzino. E poi c’è la cugina, pure lei di Carmignano, riuscita ad arrivare alla veneranda età di 102 anni. Una stirpe coriacea.
L’età ha costretto da qualche tempo nonna Dina Petracchi a letto. Ma fino a tre anni fa sembrava una ragazza, con quelli occhi vispi e lo sguardo ironico e curioso del mondo. Gli stessi occhi della foto, che si riferisce appunto a quella festa di compleanno.

Come il fratello Giuseppe, Dina è nata a Carmignano. Lui è sempre rimasto sulle colline medicee: contadino, ballerino e gran camminatore. Lei, subito dopo essersi sposata con un maresciallo dei carabinieri, ha iniziato a girare per la Toscana, di caserma in caserma, per poi, una volta andato in pensione il marito Arturo, trasferirsi nel 1961 a Prato. E lì ancora vive, a Grignano con il figlio Cesare. “Carmignano le è però sempre rimasta nel cuore” racconta Marisa, la figlia.

Quando Dina è nata, il 1 novembre 1909, la politica italiana era dominata da Giolitti e alla guida del governo stava per salire Sidney Sonnino. Di lì a pochi giorni sarebbe iniziato il primo campionato di calcio a girone unico di massima serie, che l’Inter avrebbe vinto imponendosi sulla Pro Vercelli. Benito Mussolini era un anarco-sindacalista e dirigeva il giornale del partito socialista. Tutta un’altra epoca, insomma: tutto un altro mondo.

Dina, che probabilmente è la più longeva carmignanese di sempre, faceva la mezzadra. “Con il nonno abitavano al Becio, la casa sopra il cimitero dove i Petracchi hanno abitato e coltivato la terra fin dalla metà del Seicento: un primato premiato con tanto di medaglia nel corso del Ventennio fascista” racconta Fabrizio Buricchi, ex assessore alla cultura in Comune, nipote di nonno Giuseppe, il fratello di Dina. “Delle loro origini sono sempre stati orgogliosi” dice. “E quella in fondo è ancora la sua casa” ripete Marisa.

Il babbo avrebbe voluto che Dina sposasse un contadino, figlio magari di una famiglia numerosa e con tante braccia. Lei scelse per amore un carabiniere e lo seguì nel senese ed aretino, fino all’ultimo incarico in Valdarno. Nel mezzo ci sono state la guerra – da cui Arturo, spedito in Africa, è comunque tornato – e mille altre avversità: l’ultima la morte del marito, nel 1990. “Ma la mamma – racconta Marisa – si è sempre rialzata: una donna normale, come tante, ma forte e risoluta”. Bravissima a cucinare, brava nel ricamare e nel lavorare la raffia, la paglia e i cappelli, che era un mestiere diffuso allora tra le donne a Carmignano. Affezionatissima ai tanti nipoti. Una donna di casa a tutto tondo, che dalla provincia toscana ha visto sfilare davanti ai suoi occhi due secoli. Auguri, nonna Dina.