Carmignano

Il San Michele scende in piazza, la magia della prima serata di teatro ‘in strada’

Dal blog di walterfortini

I quattro rioni tornano a sfidarsi, ognuno con una storia diversa: l’Alzheimer, la maga Battistina e la giostra della vita, il racconto ironico della festa e la bambina ebrea Silvana Calò. Stasera e domani si replica

Un momento della sfilata del rione bianco (foto Fortini)

CARMIGNANO. Le attese anche quest’anno non sono state tradite. Venerdì i quattro rioni del San Michele hanno fatto la loro prima discesa in piazza, di fatto (per tutti) anche la prima vera prova generale. Stasera, sabato, ancora alle 21 e poi domenica dalle 15.30 la sfida si rinnova. Due ore di spettacolo sotto le stelle, che è teatro e corteo di carri insieme (ma sempre più, da qualche anno, teatro recitato), ingegnose trovate sceniche, coreografie mai lasciate al caso, coriandoli e palloncini lanciati in cielo e l’arte pure di riciclare materiali di vecchie sfilate.“Uno spettacolo anche quest’anno emozionante e di grande livello, frutto di estrema passione e dedizione” commenta Silvia Borsi, presidente del comitato che organizza la festa. E senza passione una sfida così, anche logorante, non sarebbe certo sopravvissuta, tra alti e bassi, per ottantasei anni.

Forse venerdì è la contrada celeste ad aver strappato qualche applauso in più, presentandosi dopo diversi lustri, di cui molti vittoriosi, con una nuova regista, Carolina Fanelli che ha firmato anche la sceneggiatura. Ma i giochi rimangono aperti. Chi conosce questa agguerrita e particolarissima gara che anima un paese intero e le frazioni più vicine – ballano e recitano in centinaia, tanti altri lavorano nei cantieri per mesi – sa bene però che da una sera all’altra una sfilata può rivoluzionarsi. Cambiano anche i giudici, quindici in tutto (quest’anno anche cinque riserve). Sono esperti che arrivano da fuori provincia. Votano senza consultarsi e i verdetti vengono chiusi in cassaforte fino al gran finale. Anche i loro nomi sono svelati solo a festa finita. Non sempre la pensano tra loro allo stesso modo o come il pubblico. Così tutto (o quasi) alla fine può succedere.

Per il debutto venerdì sera la centralissima piazza Vittorio Emanuele II era affollatissima: tante persone dietro le transenne e quasi tutti occupati i seicento posti in tribuna, pure quelli verso via Roma da dove, pecca della festa mai risolta, la vista va detto che non sia delle migliori. Non sempre durante la settimana la piazza si riempie così. “Speriamo che sempre più persone, anche da fuori regione, vengano a vedere questo affascinante spettacolo” si augura il sindaco Prestanti. Venerdì il più lontano tra gli spettatori arrivava da Los Angeles, premiato con una bottiglia di blasonato Carmignano dalla Pro Loco.

La festa inizia con mezzora appena di ritardo. Dalla vasca al centro della piazza Stefano Fatighenti, speaker del San Michele per trentasette anni, intrattiene come sa fare benissimo il pubblico. Sfilano il primo cittadino e i gonfaloni ospiti di Prato e della Regione Toscana. Poi, tocca a loro, alle contrade: dalla dieci fino a mezzanotte e mezzo, quindi la prima delle tre corse del palio dei ciuchi. E’ uno spettacolo corale, con qualcuno sì del mestiere (venuto da fuori o adottato) ma i più che ballerini, attori, carristi e registi lo sono solo per tre giorni l’anno. Quattro storie diverse, che (pena squalifica) devono parlare di Carmignano.

A rompere il ghiaccio è il rione bianco con “Silenziosamente”. La storia messa in scena dal giovane ma storico regista Simone Spinelli è quella di Maria Lorena Piccini, per tutti Mariuccia, carmignanese affetta dal morbo di Alzheimer che, insieme ai suoi amati nipoti, ripercorre la vita tra ricordi vividi, sogni, il passato che si confonde con il presente e una memoria che purtroppo si cancella. Sfogli il blocco degli appunti, scorri le immagini a ritroso e quel che in testa rimane sono i carri progettati con maestria, la delicatezza ed emozione del balletto allo specchio, i personaggi vestiti di parole, le vaporose parrucche di gomitoli nel carro dedicato al filè dove un gigantesco ragno tesse la tela. Sui carri si susseguono tre generazioni almeno. Al San Michele, si sa, si sfila da pochi mesi fino ad ottanta anni. Ed eccoli i bambini, piccolissimi, in tutte le sfilate e con ruoli anche da protagonisti quest’anno.

Dopo i bianchi è la volta del rione giallo. Due anni fa furono la sorpresa che non ti aspettavi (qui l’albo d’oro): cenerentola per quasi quarantacinque edizioni, mai più una vittoria dal 1971 fino al 2016, guidati da Matteo Cecchini sbaragliarono tutti con un nuovo ed originale tessuto narrativo. L’impronta è rimasta quella: una regia molto cinematografica, fatta di ‘fermi immagini’, repentini cambi di ritmo, grande attenzione alla fotografia, musica rock e tanta ironia. Quest’anno hanno voluto aggiungerci una vena di malinconia. Con “Giro. Girotondo” raccontano quattro storie che si intrecciano sulla giostra della vita: quella di un operaio licenziato, di una donna in cerca di un amore, di una bambina bloccata in un luogo “celeste” e di un parroco sfortunato che pensa di avere il malocchio. E tutti, in cerca di un rimedio, hanno bisogno dell’aiuto della Battistina, che a metà Novecento era la ‘maga’ di Carmignano.

I verdi, vittoriosi nel 2017 e sensibili da qualche tempo a temi sociali, quest’anno cambiano registro, non nuovi peraltro alla vena comica. “Non si sa come”, firmato dal regista Riccardo Giannini, è il racconto, molto ironico, della festa del San Michele vista all’interno delle contrade, fatta di alti e bassi, momenti di esaltazione e passaggi a vuoto. Per una vittoria conquistata o mancata in fondo si piange e ride a dieci come a cinquant’anni; si litiga o ci si guarda in cagnesco per settimane tra parenti. Ci si prende in giro, pure. Ma poi si risorge. E la festa è ancora più bella se tutte e quattro le contrade scendono in piazza e si giocano il trofeo alla pari. Raccontano se stessi, ma assomiglia molto alla storia recente dei gialli e non mancano citazioni di altre contrade.

Chiude il rione celeste, che con “Solo se avrai coraggio” porta in piazza la storia di Silvana Calò, bambina ebrea che nel 1943 fuggì da Firenze assieme alla mamma Anna e la sorella Mirella e per qualche giorno fu ospitata e nascosta da una donna a Carmignano. Il Tirreno ne scrisse nel 2010. Fiaba e realtà si mescolano. Si racconta della deportazione degli ebrei e dei partigiani. I costumi si srotolano e diventano farfalle. I colori sbocciano da grandi bulbi neri. I carri (magia non solo dei celesti) si aprono e cambiano geometria. Le emozioni con cui la bambina dialogano prendono forma. Alla fine un insegnamento: non si può vivere senza speranza, coraggio e paura.