Carmignano

A Carlo Cioni di Delfina il premio per la miglior ribollita toscana

Dal blog di walterfortini

La premiazione durante la presentazione della guida di Repubblica sulla Toscana. Un riconoscimento anche al forno Mattei di Prato per i suoi cantuccini

Carlo Cioni premiato da Lucilla Cinelli

CARMIGNANO. La miglior ribollita della Toscana si mangia da Delfina ad Artimino. Il ristoratore del Montalbano Carlo Cioni ha ricevuto oggi pomeriggio, 14 settembre, il premio durante la presentazione a Firenze di “Toscana 2019”, la guida di Repubblica sulle tradizioni, le eccellenze a tavola e i vini toscani. Una guida che parla di ricette, fattorie e ristoranti, di botteghe artigiane del gusto ma anche di case delle memoria e itinerari da percorrere in più modi: storie e racconti che, come è stato sottolineato, vogliono essere lo spunto per un lungo e non scontato viaggio nell’enogastronomia di tutta la regione.

Di quattro premi assegnati due riguardano Prato e la sua provincia. E già questo è un primato non indifferente. Il secondo premio è andato infatti a Mattei, il forno cittadino – oggi con un avamposto a Firenze – celebre per i cantuccini alle mandorle vestiti nel tempo di ulteriori aromi, dal cioccolato ai pistacchi. Del resto – lo sanno bene ristoratori, pasticceri ma anche i produttori di vino – la tradizione non è mai una linea immobile nel tempo ma in lento movimento. E prima di diventare tale, la tradizione è stata sempre innovazione.

La ribollita di “Delfina” è “un piatto senza ricetta”, ha spiegato lo stesso Carlo Cioni mentre riceveva il premio dalle mani di Lucilla Cinelli di Caffeus. Arriva da lontano, tramandata di massaia in massaia, e non ha ricetta perché legata all’andamento delle stagioni, ognuna con le sue erbe di campo. C’è dunque la ribollita estiva e quella invernale, quella dell’autunno e quella della primavera. “Il segreto sta in questo minestrone che profuma di campo – racconta Carlo – e l’importante è passarla poi in padella senza olio, perché era un piatto povero e l’olio non veniva usato e chi l’aveva ne aggiungeva al massimo un gocciolino sopra, a freddo, prima di portarla in tavola”.