Carmignano

A Prato un pomeriggio con la poesia di Franco Zaccanti, in cui l’autore racconta sentimenti, emozioni e pezzi di vita.

Contributo di Monica Attucci

Sarà presentato venerdì 20 aprile, alle ore 17,00 presso il Centro Civico "Sandro e Lea Pitigliani", via Milano 6/8, Prato, il libro di Franco Zaccanti "Da Gaggio Montano a Prato." Interverranno, l'autore, Alessandro Attucci e la sorella Monica, direttore e presidente della casa editrice. Verranno lette alcune poesie da Tommaso Di Ienno e Elena Franchi.

In copertina: Dipinto di Fiorenza Righetti raffigurante la casa natale di Franco Zaccanti

Nel narrare e nel descrivere di queste poesie, Franco Zaccanti si volge con intensità a lacerti della sua vita e all’intero senso di questa. Figure umane, momenti e luoghi vengono dalla sua memoria o sono còlti nell’immediato del vivere. Nei versi si alternano o si mescolano liricità e slancio civile. Realismo diretto e immagini suscitate dall’evocazione. Franco Zaccanti è nato sull’Appennino emiliano, ancora bambino è venuto a Prato, per tornare presto nel dramma dei luoghi natali. Poi ancora a Prato, nella speranza dei genitori di migliori opportunità nel sùbito dopoguerra e negli anni a venire. Momenti di forte intensità di quella sua infanzia, segnata da tragedie collettive e familiari nella furia della guerra in cui si videro crudeltà e in alcuni la non smarrita umanità, li ha narrati lui stesso in alcune pagine di una rivista a cui collabora (“Gente di Gaggio. Storia e luoghi d’Appennino”, una delle interessanti pubblicazioni ai più ignote di un’Italia culturalmente laboriosa). La raccolta è un flusso compatto, senza sezioni, ma costituito di episodi distinti, tessere di un mosaico, ciascuna di una sua singolarità eppure priva di una parte del suo essere se strappata dall’insieme. Figure, luoghi, momenti fermano la nostra attenzione, ma percepiamo l’io del poeta che con il suo sentire determina e tiene il tutto. Particolare il suo volgersi a ritroso (ché il libro è dichiaratamente, già nel titolo, un cammino nel tempo e nei luoghi). C’è il sentimento del tempo, con quelli che si dicono i miti della memoria; c’è la delicata ma robusta sequela degli affetti familiari, lo stupore spesso intristito verso quel bene grande della vita che è l’amicizia. C’è il dolente ma vitale andare contro i guasti di questa povera Italia, lucidamente sentiti non solo nei vertici, anche se lì guarda la polemica più aspra. C’è la disillusione politica e sociale, il rimpianto esistenziale, ma anche la speranza del domani (che si fa tenera carezza negli auspici e nelle raccomandazioni verso i più giovani familiari), ci sono l’amore per la vita e il gusto di questa.

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