Carmignano, Poggio a Caiano

L’ultimo saluto al maestro e sindaco Leonardo Civinini

Dal blog di walterfortini

Una bara semplicissima e sopra un ramo di un frutto in fiore del suo orto, i gonfaloni di Poggio e Carmignano e il presidente della Provincia

CARMIGNANO. C’era il gonfalone della Misericordia del paese, di cui è stato presidente, e quello del Comune: quello di Carmignano e quello di Poggio a Caiano, visto che quando Leonardo Civinini è stato sindaco dal 1954 al 1964 i due paesi erano ancora insieme. C’erano i sindaci degli ultimi tren’tanni, la giunta di Carmignano al completo, il comandante dei carabinieri e il presidente della Provincia di Prato. C’erano i tanti che lo conoscevano, gli amici della Cisl di Prato e Carmignano e gli ex alunni e colleghi della scuola elementare del paese dove ha insegnato per quarant’anni.

Una folla copiosa si è radunata a Seano stamani, 22 marzo, per l’ultimo saluto a Leonardo Civinini, il maestro sindaco scomparso mercoledì a 93 anni per le conseguenze di una forte emorragia cerebrale, attivo anche negli anni della pensione, avido di letture, con il suo orto biologico modello e la passione per le api. C’era così tanta gente che la chiesa non è riuscita neppure ad accogliere tutti.

Tanta gente, tanta commozione e tre parroci ad officiare la messa: accanto a don Moro, parroco del paese, don Enzo Benesperi, parroco negli anni Settanta prima di diventare missionario, e don Piergiorgio Baronti del Bottegone, amico di famiglia. Ad accompagnare Leonardo nel suo ultimo viaggio, tra i tanti, c’era anche Armando Bartolini, oggi non più prete ma parroco a Seano per tutti gli anni Ottanta.

La bara è stata portata a spalle da figli e parenti per il centinaio di metri che separa la chiesa di Seano dalla casa di famiglia in piazza IV Novembre. Una musica di violino, intonata da una musicista, ha accompagnato il feretro all’uscita. Neppure un fiore, come avevano chiesto i cinque figli: meglio una donazione ad associazioni che si occupano di bambini, avevano detto. Adagiato sulla cassa c’era però un ramo di un frutto in fiore, un ramo probabilmente strappato dall’orto di casa che Leonardo curava con tanta passione. Semplicissima la bara, senza neppure le maniglie in ottone. “Il babbo avrebbe voluto essere avvolto solo da un lenzuolo bianco” confessa uno dei figli. Purtroppo le leggi non lo permettono, l’essenza – quella di una sepoltura semplice – è stata però rispettata. (w.f.)