Cantagallo

In scena a Usella “Eppure soffia, canzoni e lotte dal ’68 ad oggi”

Dal blog di fabriziaprota

Venerdì 21 dicembre al teatro Capannone lo spettacolo per il cinquantesimo anniversario del ‘68. Con la regia di Antonello Nave, sul palco l’associazione Altroteatro in collaborazione con la Fondazione Cdse. Con brani di Rino Gaetano, Guccini, De Andrè, Jannacci ed altri. Ingresso gratuito fino ad esaurimento posti

CANTAGALLO. Venerdì 21 dicembre, alle 21, al teatro Capannone di Usella è di scena il ‘68. Nel cinquantesimo anniversario di quella stagione di protesta, il Comune di Cantagallo e la Regione Toscana, nella cornice della Festa della Toscana, presentano “Eppure soffia”, uno spettacolo teatrale messo in scena dall’associazione Altroteatro con la collaborazione della Fondazione Cdse. «È un mix di testi e canzoni scritto e diretto da Antonello Nave – spiegano il sindaco Guglielmo Bongiorno e l’assessore alla Cultura Maila Grazzini – che ci riporta ad un tempo non lontano ma che in parte dobbiamo riscoprire, perché noi tutti oggi siamo figli di quella stagione».

Gli interpreti di “Eppure soffia – Canzoni e lotte dal ’68 ad oggi” sono Benedetta Tosi, Edoardo Michelozzi, Eugenio Nocciolini, Alfredo Gioffredi, Giancarlo Rossi, Giulia Risaliti, Marta Messia e Tommaso Chiti. Lo spettacolo, ad ingresso gratuito fino ad esaurimento posti, raccontare quei giorni e l’immensa piazza infiammata di protesta che diventò, in pochi mesi, tutto il mondo occidentale sia attraverso le parole che la musica: con brani di Rino Gaetano, Francesco Guccini, Fabrizio De Andrè, Enzo Jannacci, Claudio Lolli, Pierangelo Bertoli, Anna Identici e Stefano Rosso.

Lo spettacolo ripercorre la misteriosa morte di Giuseppe Pinelli, ferroviere anarchico e partigiano “volato” da una finestra della Questura di Milano durante un interrogatorio, la strage di Milano, quella di Bologna, le morti sul lavoro, le contestazioni. E la colonna sonora delle lotte politiche, la musica anch’essa rivoluzionaria, dei cantautori.

“Era una primavera uguale alle altre. Una sera però sentimmo una voce affannata alla radio. Nel Quartiere Latino erano state erette barricate come ad Algeri dieci anni prima. Erano volate le molotov, c’erano stati dei feriti. Ormai avevamo preso coscienza che stava succedendo qualcosa, e l’indomani non avevamo più voglia di ricominciare la vita di tutti i giorni” recita l’incipit dello spettacolo.