Cantagallo

Quattro anni fa crollava il “Faggione”. Il ricordo nelle foto di Acquerino Cantagallo

Dal blog di fabriziaprota

L’albero secolare, simbolo della riserva, cadde per metà sotto il peso della neve. L’associazione ha lanciato un appello a chiunque abbia delle vecchie foto

Il Faggione prima del crollo (foto di Marco Mauro Guarducci)

CANTAGALLO. Sono passati quattro anni da quando è crollato il “Faggione” di Luogomano, l’albero secolare cuore della riserva dell’Acquerino Cantagallo. Il 27 gennaio 2013, all’indomani di un’abbondante nevicata, un gruppo di escursionisti fece la triste scoperta:  metà dell’albero monumentale, in realtà composto da due tronchi adiacenti, era crollato sotto il peso delle neve e irrigidito dal ghiaccio.

Quattro anni dopo l’affetto per l’albero, simbolo della riserva naturale, rimasto in piedi per metà, è ancora tanto. L’associazione Acquerino Cantagallo ha raccolto, attraverso la sua pagina Facebook, “a perenne memoria”, le foto degli appassionati che ritraggono il Faggione com’era, ma anche come è oggi. «Il Faggione per noi è sempre stato un po’ il “guardiano” della riserva – spiega Daniele Mengoni il presidente dell’associazione Acquerino Cantagallo, che ha scelto come sue simbolo proprio l’albero secolare –. Quando l’abbiamo visto crollare è stato un enorme dispiacere (c’è anche chi non ha saputo trattenere le lacrime) – confessa – . Noi, come tanti altri, andavamo sempre lì come in una sorta di “pellegrinaggio”. D’altra parte però il suo destino, che a noi è apparso un po’ triste, fa parte del ciclo naturale delle cose. È la natura che ha fatto il suo corso». Tante le foto arrivate all’associazione, che fa una appello a chiunque abbia innagini dell’albero ad inviargliele, con lo scopo di conservare la testimonianza del suo passato.

Almeno 200 anni l’età del Faggione, anche se non è semplice stimarne con precisione l’anzianità e la sua origine probabilmente è da fissare ancora più indietro nel tempo. Nei racconti tramandati in Valbisenzio si dice che l’albero monumentale sia nato dal taglio di un albero preesistente, la cui matrice avrebbe ributtato in maniera doppia (il faggio si riproduce infatti a partire dai cosiddetti “polloni”, parti di pianta che attaccano al suolo formando radici proprie). L’area in cui sorge il Faggione in passato era infatti destinata alla raccolta del legname, insieme alla pastorizia e alla coltivazione del castagno una delle poche attività di sostentamento degli abitanti della zona. Sarebbe poi stata abbandonata almeno per una trentina d’anni, dando modo ai due tronchi di “abbracciarsi” (come è tipico dei faggi) e all’albero che ne è risultato di svilupparsi in maniera straordinaria, facendosi largo con la sua grande chioma, sotto la cui ombra non sono cresciute più altre piante: oltre 600 metri quadrati la superficie di terreno sottostante alla chioma dell’albero. Sono stati proprio i suoi lunghi e pesanti rami, insieme alla neve e al ghiaccio, a farne crollare 4 anni fa la metà, che appariva sbilanciata rispetto al tronco e alle radici.

Il Faggione tuttavia continua ancora ad essere il vecchio guardiano della riserva dell’Acquerino Cantagallo. «È ancora uno dei posti più visitati di tutta l’area – spiega Mengoni, che con la sua associazione organizza escursioni nella riserva –. Anche perché è accessibile da diversi punti e si trova al centro di numerosi luoghi di interesse, come i sentieri storici dei partigiani e quelli legati alla linea gotica in genere».